lunedì 15 marzo 2010

Nonsolofitness.

Dal 5 al 19 Marzo a Pechino c'è il Bookworm Literary Festival, l'evento culturale per eccellenza della stagione. Pur di avere una scusa valida e saltare qualche lezione col sergente Hartmann aka Lao-she Tsu, compro un po' di biglietti per seguire i vari incontri con scrittori affermati e non. Il programma è ricchissimo, prevede presentazioni, dibattiti, seminari di scrittura, literary lunch, gala dinner and so on. E' tutto molto interessante, o meglio lo sarebbe se la vostra casalinga avesse un inglese fluent come dichiarava in perfetta buona fede nei curricula. La triste realtà è che:
-gli australiani, nze capiscono
-i neozelandesi secondo me non li capiscono nemmeno gli australiani
-gli indiani hanno un accento assurdo, e nze capiscono
-gli scozzesi, boh, parlassero come bevono andrebbe tanto meglio
-gli inglesi parlano un inglese troppo inglese, troppo veloce e troppo a scatti, e nze capiscono
In pratica comprendo solo gli irlandesi, quasi tutti gli americani e David Grossman.
E non ho nemmeno la scusa di discorsi astrusi e culturalmente elevati, gli scrittori qui si fanno un dovere di non fare gli intellettualoidi e parlare con humour e understatement, son proprio io che sono bestia.

giovedì 11 marzo 2010

kung fu Mav

Sì, lo so che dovevo dirlo prima, ma mi vergognavo.
In breve, in preda alla nota sindrome d'inizio anno, quella che fa schizzare in alto i bilanci delle palestre e dei fruttivendoli, e segna temporanee flessioni del consumo di sigarette, la sottoscritta si è iscritta a un corso di tai chi o qi gong che dir si voglia.

(Pausa scenica per permettere a chiunque la conosca dal vivo di sghignazzare con cachinni e lazzi assortiti: Mav odia qualunque forma di fitness e rémise en forme, a meno che non preveda lo sbattimento fisico di qualcun altro, un massaggiatore, ad esempio)

Seriamente convinta di diventare istantaneamente alta, bionda e con look glamourello come la protagonista di Kill Bill, la vostra incauta eroina si presenta all'Istituto di cultura italiano alla prima lezione insieme a un altro gruppo di disgraziate. Il maestro, lao-she Tsun, è un omino minuto a cui non daresti un fico secco, come nella migliore tradizione dei film di kung fu. In realtà pare sia stata una delle ultime guardie speciali al servizio del grande Timoniere, quindi mi aspetto che improvvisamente salti in aria urlando "lame rotanti!" affettando tutti i nostri eventuali cuscinetti di cellulite (e sottolineo eventuali).

In breve è chiaro che più che alla sposa tarantiniana somiglio a kung fu panda. E sono pure una delle meglio del gruppo: annaspiamo tutte in pose fra lo sgraziato e il paraplegico, mentre lao-she Tsun continua a correggerci con aria impassibile senza nemmeno contorcersi dalle risate.
Ora, non credete a tutti quei quadretti di zen di vecchietti che fanno armoniose mosse di tai chi nei parchi all'alba: essa disciplina è un'arte marziale stilizzata sì, ma tutt'ora tostissima e fa un male bestiale a tutta una serie di muscoletti bastardi che non avevano mai appalesato prima la loro esistenza.

La seconda lezione ci vede ridotte della metà, ma io vado avanti, perbacco, avete mai visto kung fu panda mollare il colpo? Sono sicura che dopo la decima lezione diventerò Uma, basta tenere duro, sìssì.

domenica 14 febbraio 2010

Tigre o Valentino?

Buon Capodanno, buon anno della Tigre! O buon San Valentino? Entrambi cadono il 14 febbraio, quest'anno. E per i giovani cinesi è un disastro: tornare a casa da mammà (l'anno scorso si spostarono 188 milioni di persone, solo in treno), o festeggiare con l'anima gemella? Già, perché il Capodanno in Cina è la festa più importante in assoluto, una specie di ferragosto+natale nostrano, ed è l'unica occasione per poter tornare a rivedere la famiglia nella propria regione d'origine. Ma le feste "americane" come Halloween e San Valentino hanno preso molto piede, e con la penuria di ragazze che si ritrovano, chi ha voglia di litigare e magari di perdere la fanciulla amata, che quel giorno si aspetta minimominimo una cena "speciale"? A volte i conflitti di civiltà si annidano nei posti e nelle date più impensate.

domenica 31 gennaio 2010

La libertà costa.

Anche la censura crea un mercato: gli utenti internet in Cina sono ormai 384 milioni, in crescita. A parte gli attivisti dei diritti umani e gli expats, anche i "normali" navigatori cinesi hanno tutti voglia di accedere a Facebook, YouTube, Twitter e altri social networks. Grazie alla censura su web, diverse compagnie che vendono proxy o VPN come AnchorFree, Open Terrace o Witopia hanno raddoppiato in un anno le vendite (il pacchetto Witopia costa 60 dollari l'anno).
La tendenza è mondiale: fra i 60 paesi che restringono l'accesso a internet (nel 2008 erano solo 37) troviamo, oltre alla Cina, l'Iran, gli Emirati Arabi Uniti, la Georgia e persino l'Australia. La recente controversia con Google, e la potenziale perdita di gmail in Cina, non farà che fare aumentare la domanda per sistemi "sicuri" di accesso.
(fonte: International Herald Tribune)

mercoledì 27 gennaio 2010

Bài se de zhou mo (white weekend).

In questa vita surreale in cui galleggio non poteva mancare l'abominevole Weekend sulle nevi. Ovvero, gita di gruppo (con pullman e panini) per andare a sciare. Naturalmente lo sci in Cina non esiste, ma ciò che non c'è si crea o si copia, dov'è il problema?
Nell'Hebei, regione che circonda Pechino a nord e arriva all'Inner Mongolia, è stato quindi creato due anni fa l'avveniristico comprensorio "Dolomiti". Il nome è italiano perché progettato chiavi in mano da due aziende altoatesine leader nel settore, anche se in realtà la sua traslitterazione in cinese è: Duò lé mài di, cioè "posto bello e molto allegro".
Dopo un allucinante viaggio che doveva essere di tre ore e mezza ed è diventato di sei (ebbene sì, scappare via da Pechino il venerdì sera è come farlo a Milano moltiplicato per venti), arrivo all'una di notte nel lussuoso hotel "Snow island" nel bel mezzo del nulla. Lussuoso perché in camera ci sono due tv (!), e c'è l'acqua quasi tiepida e persino una stufetta elettrica, che vi credete. La promessa connessione wireless è ovviamente una bufala, così come la speranza di un bagno caldo.
Il mattino dopo veniamo tirati giù all'alba per scoprire con raccapriccio che la colazione a buffet non contempla alcunché di mangiabile per palati occidentali. Chi scrive si è sempre vantata di mangiare cose immonde a colazione, fossero aringhe e cipolle o egg&bacon anglosassoni, ma qui la scelta è fra una specie di insalata di nervetti e altri pezzi di maiale, cipollotti, aglio e coriandolo, "congee" con pezzettini di pesce secco e altre golosità del genere.
Caffè? Mèi you. Latte? Mèi you. Pane? Mèi you. Vabbé, in fondo siam qui per lo sport, dunque si arriva sulle piste a pancia vuota. E le piste sono un sogno: non tanto lunghe, è vero, con neve sparata e nemmeno particolarmente difficili. Ma praticamente vuote. Nessuna coda alle seggiovie, nessuno che ti taglia la strada, nessuno snowboarder killer sul tuo cammino. Scendo velocissima in un bianco mare silenzioso, il vento che mi taglia la faccia, un piccolo bosco di betulle ai lati, il suono delle lamine sulla neve. Non penso a niente. Sono felice.

mercoledì 20 gennaio 2010

Andiam, andiam, andiamo a traslocar...

Attenzione: questo post contiene espressioni politicamente scorrette.

C'era una volta un trasloco... -Un trasloco! - direte voi bimbi spaventati- una delle tre cause di stress peggiori al mondo dopo un lutto e insieme ad un divorzio!
Peggio ancora, carini, (voce cavernosa) qui si parla di trasloco cinese, of course!

L'idea è che vi arrivi in casa il maggior numero possibile di omini (nel mio caso 7), che tutti in tondo comincino a girare su se stessi e terminino il giro guardandovi inerti. Voi guardate loro, poi il pacco di cartoni a terra, poi ancora loro, chiedendovi se dovete pronunciare qualche formula magica tipo ready, steady, go! Passano così lunghi minuti silenziosi che nemmeno in un western di Sergio Leone. Naturalmente nessuno dei sette nani parla inglese, chevvelodicoaffà. Alla fine telefonate all'agente immobiliare che vi ha mandato il plotone, e magicamente il gruppo si mette in moto.

Ora uno penserà "con sette traslocatori è una favola, finirà tutto in un'oretta". No.
Il concetto è molto simile alle peggiori barzellette su carabinieri, avvocati ecc, quelle tipo: "Quanti gay ci vogliono per svitare una lampadina? Nove, uno per farlo e gli altri per gridare favoloso!"
Ecco, qui è uguale. Quanti traslocatori servono per aprire un cartone e riempirlo? Tutti: uno apre il cartone, un altro gli porge le forbici e il resto della truppa tutto intorno a guardare l'operazione. Purtroppo il mio cinese non è sufficiente per articolare che:

a- Non è un trapianto a cuore aperto, e persino il compianto dott. Barnard si sarebbe accontentato di meno gente intorno.
b- Ci sono altre tre stanze più cucina da svuotare, imballare e inscatolare.
c- Con questo ritmo si finirà per l'Anno del Dragone.

Quindi cerco di staccare almeno brontolo e pisolo per trascinarli di là, ma ogni tentativo è vano: appena lontani dai fratellini, i traslocatori si bloccano come se gli avessero tolto le pile dal torace. Proprio non ce la fanno.

Piano B: ovvero Biancaneve a imballare in una stanza e i sette nani nell'altra. Ma nemmeno questo è possibile, "imballaggio" in cinese dev'essere come "restauro": termine sconosciuto. Si piglia la roba e la si sbatte nello scatolone, no?
NO. Maledizione, dovevo capirlo dal fatto che mi ero preoccupata io di trovare la carta a bolli...
Insomma, dopo sole dieci ore il trasloco è compiuto... da Tower 3 a Tower 2, che vi credete. Pensate a dover andare in un altro castello, attraversando la nera foresta di auto di Pechino... brrr, altro che fratelli Grimm!

martedì 12 gennaio 2010

The longer, the better.

Cosa cercano i cinesi in un'auto di lusso? Design di Pininfarina? Interni in radica? Motore potente? Sedili in pelle umana? No, semplicemente che sia più luuuunga. La guerra dei marchi europei di fascia alta in Cina si combatte così, cm su cm.
In un mercato di enorme potenzialità, dove l'anno scorso, alla faccia della crisi registrata in tutto il settore, la domanda incrementò del 20%, vince chi tiene conto delle esigenze locali.
Cominciò Audi, nel 2000, con una A6L opportunamente allungata di 10 cm rispetto al modello standard. Le vendite furono incredibili, dalle 25.368 unità del 2005 al più che raddoppio di 57.350 nel 2006. Nel 2008, la A6L fu la prima auto di lusso a superare la barriera delle 200.000 vendite, e il marchio detiene tuttora il 40% del mercato.
Per i cinesi un'auto costosa deve comunicare prestigio, ufficialità, imponenza. La maggior parte di esse è guidata da autisti, quindi il primo requisito è che sia comoda e abbia tanto spazio dietro, dove siederà il proprietario.
Nel 2006 arrivò la versione extended della BMW Serie 5, 14 cm in più dell'originale e 50%in più di vendite nel corso dell'anno. Poteva Volvo starsene a guardare? Certo che no, et voilà la nuova S80, 14 cm più lunga della versione europea.
I maliziosi potrebbero azzardare le solite equazioni compensative, ma certamente la realtà cinese è per ora molto, molto lontana dal concetto di auto sportiva, e non parliamo delle Smalt...