Sì, lo so che dovevo dirlo prima, ma mi vergognavo.
In breve, in preda alla nota sindrome d'inizio anno, quella che fa schizzare in alto i bilanci delle palestre e dei fruttivendoli, e segna temporanee flessioni del consumo di sigarette, la sottoscritta si è iscritta a un corso di tai chi o qi gong che dir si voglia.
(Pausa scenica per permettere a chiunque la conosca dal vivo di sghignazzare con cachinni e lazzi assortiti: Mav odia qualunque forma di fitness e rémise en forme, a meno che non preveda lo sbattimento fisico di qualcun altro, un massaggiatore, ad esempio)
Seriamente convinta di diventare istantaneamente alta, bionda e con look glamourello come la protagonista di Kill Bill, la vostra incauta eroina si presenta all'Istituto di cultura italiano alla prima lezione insieme a un altro gruppo di disgraziate. Il maestro, lao-she Tsun, è un omino minuto a cui non daresti un fico secco, come nella migliore tradizione dei film di kung fu. In realtà pare sia stata una delle ultime guardie speciali al servizio del grande Timoniere, quindi mi aspetto che improvvisamente salti in aria urlando "lame rotanti!" affettando tutti i nostri eventuali cuscinetti di cellulite (e sottolineo eventuali).
In breve è chiaro che più che alla sposa tarantiniana somiglio a kung fu panda. E sono pure una delle meglio del gruppo: annaspiamo tutte in pose fra lo sgraziato e il paraplegico, mentre lao-she Tsun continua a correggerci con aria impassibile senza nemmeno contorcersi dalle risate.
Ora, non credete a tutti quei quadretti di zen di vecchietti che fanno armoniose mosse di tai chi nei parchi all'alba: essa disciplina è un'arte marziale stilizzata sì, ma tutt'ora tostissima e fa un male bestiale a tutta una serie di muscoletti bastardi che non avevano mai appalesato prima la loro esistenza.
La seconda lezione ci vede ridotte della metà, ma io vado avanti, perbacco, avete mai visto kung fu panda mollare il colpo? Sono sicura che dopo la decima lezione diventerò Uma, basta tenere duro, sìssì.