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lunedì 6 settembre 2010

Chiamatemi Ismaele.

Domenica 5 ottobre, in onore del Presidente del Cne...
Lunedì 6, per l'inaugurazione della mostra sul Futurism...
Martedì 7, in occasione della visita di Prod...
Mercoledì 8 cena per festeggiare...

I cartoncini, le mail, i biglietti mi includono graziosamente come "...e signora". Da un pezzo ormai non ho più nome né cognome. Comincio a pensare di non averlo mai avuto. Comunque qui non conterebbe, non serve affatto. Le rare volte in cui mi presento da sola con il mio nome e il mio cognome (ma sono proprio sicura di non essermelo inventato?), vengo guardata con lieve sorpresa, con un'ombra di disapprovazione: perché rendere la vita più complicata a chi già deve memorizzare tante cariche, facce e abbinamenti? Più spesso vengo chiamata con il mio nuovo marchio registrato "e_signora"®.
E_ signora® esclama che è lietissima, encantada, nice to meet you. E_signora® stringe la mano alle signore e porge la mano ai signori, che accennano deliziosi baciamani vecchio stile.
Quando proprio è di cattivo umore, e l'eco del suo vecchio inutilissimo nome le pulsa molesto come il ricordo di un malditesta, e_signora® mormora 'fuck you' affogandolo nel suo miglior sorriso. Non se ne è mai accorto nessuno.

domenica 9 maggio 2010

Cattiva dentro.

Attenzione, questo post contiene espressioni politicamente scorrette.

La primavera segna l'inizio della terribile stagione delle charities. Ovvero quell'enorme macchina da guerra che convoglia e mobilita le energie frustrate di migliaia di spouses per una Buona Causa a scelta. Con violenza monsonica una pioggia di eventi, bazaar, luncheon parties, riffe, racing games, sfilate, concerti, tornei, cashmere sales, triccheballacche e putipù si abbatte dunque sull'agenda della vostra povera casalinga, che sta ormai meditando seriamente di chiedere asilo a qualche monastero tibetano, casomai arrivasse il visto. Ogni telefonata, ogni incontro può essere fatale: "Darling, have you received my mail?"
...espressione alzheimer
"It's about the Bazaar at the German School on Saturday, you know, the poor little orphans from Sichuan.."
espressione panico, hai già preso tre impegni per quel Saturday "Ehr, Suzan, may be it will be difficult for me to attend cause I already have.."
A quel punto gli occhi di Suzan si sono già ristretti come la lana lavata a 60° e con espressione altrettanto infeltrita ti viene fatto notare che certo, tutte vorrebbero semplicemente passare il sabato just relaxing e d'altronde è, absolutely, su base volontaria e per carità, non sarà certo lei a giudicare anche se certo, pensando che fra poco ci sarà l'evento italiano... maledetta bastarda ricattatrice, penso mentre tiro fuori l'agenda e aggiungo l'ennesimo fucking event alla lista. Cioè no, scusate è per una Buona Causa e anzi, se voleste partecipare mi ha pure rifilato i biglietti da vendere, sono solo 30 rmb.

sabato 12 dicembre 2009

I comunisti mangiano gli arancini?

In occasione della settimana del cinema italiano a Venezia, la vostra casalinga si ritrova ancora una volta catapultata in mezzo a uno sceltissimo milieu culturale: serata con Marco Müller, Giuseppe Tornatore e gli attori protagonisti del suo ultimo film, Baarìa. La proiezione ha visto un pubblico numeroso ed entusiasta che mi chiedo cosa abbia colto del film. Ovvero, come possono i communisti cinesi aver capito qualcosa di quelli siciliani e delle lotte contro i latifondisti e la mafia? Boh. Comunque il regista è simpatico e molto alla mano, gli interpreti deliziosi, sebbene la fanciulla faccia venire più di un complesso d'inferiorità, e l'unica vera delusione è proprio MM, piuttosto scostante e interessato solo ed esclusivamente ai numerosi registi cinesi presenti a cena. Evabbé, vorrà dire che il mio prossimo capolavoro sulle etnie mong dello Yunnan lo presenterò al Festival di Cannes, tiè.

venerdì 13 marzo 2009

La cena dei cretini (sempre io).

Non solo sono sopravvissuta, mi sono persino divertita. Il che era ampiamente fuori programma, visto il parterre di personaggi con cui mi è toccato cenare. Presenti: la corrispondente del Times di Londra, un ex inviato del New York Times che ora però scrive libri, un manager inglese che è esploso negli Stati Uniti come scrittore di romanzi a sfondo storico sulla Cina, sua moglie Hong Ying nota scrittrice tradotta anche da noi, una intellettuale sino-canadese e suo marito che suppongo americano ma forse è scozzese data la parlata totalmente incomprensibile ( Qwerty per comodità, non ho capito neanche il nome). Ah, già, stavo dimenticando Ian Buruma, tanto per aggiungere neurone su neurone. 
Insomma, un insieme terrificante, sulla carta. Invece è andato stranamente tutto liscio, cosa che mi permette di darvi
Il Segreto Della Cena Perfetta Con Gli Intellettuali Anglosassoni (E Cinesi): 
- Dall'arrivo del primo ospite, cominciate a somministrare generose dosi di vino rosso fortissimo guardandovi bene dall'offrire anche solo due pistacchi. Quando l'ultimo arrivato avrà deposto il cappotto, sarete già tutti piacevolmente stonati e pronti a trovarvi tutti simpaticissimi, of course.
- Cercate di far cadere il discorso sull'Italia. Hanno tutti almeno un casale nelle Marche e un cugino a Firenze e la conversazione per una mezz'ora è assicurata.
- Se avete la sfiga di sedere fra Ian Buruma e Qwerty, come è successo a me, rilassatevi: tanto uno è un genio e l'altro scozzese, non li capireste comunque. Sorridete quanto Milly Carlucci (vabbé, quasi), e diventate la regina  dell'interiezione (es. "Oh, really?" "How funny!""that's why!"ecc.). Quando avrete raggiunto il giusto equilibrio alcool/zen, comincerete persino a parlare inglese.
- Un piatto piccante ai limiti dell'immangiabile o un commensale irlandese contribuiranno positivamente al numero di battute della serata. 
- Non essendo italiani, gli intellettuali anglosassoni hanno la bizzarra abitudine di essere estremamente eteroriferiti. Il che vuol dire che parleranno di tutto fuorché dei loro libri o dei loro articoli, o dei loro lavori. E lo faranno in maniera chiara (Qwerty a parte), acuta e divertente. "How strange, indeed!"
 - Avvertenza per le signore ex-lavoratrici, ex-indipendenti, ecc. Potreste sentirvi lievemente a disagio alla presenza di donne che fanno lavori fighissimi mentre voi da un po' di mesi a questa parte avete metaforicamente le pattine di feltro in testa. Ma basterà coinvolgere Buruma in una serissima conversazione sulla cucina mediterranea versus quella jappo e ritroverete immediatamente il vostro posto nel mondo. Vero, Bree?

martedì 17 febbraio 2009

Hillary & Bree.

Uno dei nostri ministri ha molto opportunamente rinunciato alla sua visita a Pechino. Hillary Clinton invece sta per arrivare e Bree, naturalmente, è tutta un fremito. Ho cercato di spiegarle che il Dipartimento di Stato americano non prevede inviti per entità psicopatiche abitanti il corpo di cittadine italiane, ma non c'è stato verso. Prevedo una settimana difficile. 

domenica 8 febbraio 2009

Pechino casual.

Festa di compleanno in un locale. Stavolta sull'invito c'è scritto un rassicurante "dress code: casual", cosa che avrebbe dovuto insospettirmi (se la festa è davvero casual, al massimo ci si preoccupa di chi porta il vino, non di come verrà vestito).
Comunque decido di prendere il tutto alla lettera, e mi metto i jeans, vada come vada. Prima di uscire ho un momento Bree e piazzo su una blusa di seta, tanto per bilanciare. Bene, il concetto di festa casual qui è che:
- Il localino casual è il Pangu 7 star Hotel (l'unico al mondo a parte quello di Dubai), con lounge panoramica vista stadio olimpico e watercube.
- Tutti gli invitati devono lasciare in modo casual il loro biglietto da visita all'ingresso, su un vassoio d'argento casualmente presidiato da due gentili hostess.
- Il numero dei camerieri presenti è pari o superiore a quello degli ospiti.
- C'è oggettivamente qualche signore in jeans, ma le signore sono casualmente tutte in nero con qualche oscillazione dalle perle al collo di pelliccia.
- Alla fine della festa, tutti gli invitati ricevono un sacchettino (di carta, eh, la festa è casual), con dentro un regalino, una brochure casual del Pangu Hotel, e una seconda brochure habillé con sette dico-sette-cd rom sull'albergo, uno per stella.
Non resta come al solito che il metodo Belushi: bere, e parecchio, per dimenticare. 
Ah, ma stavolta è l'ultima, non mi fregano più. Visone fino a luglio, guarda.  

lunedì 22 dicembre 2008

Auguri!

Ci rivediamo il 4 gennaio. Buon Natale a tutti.

domenica 7 dicembre 2008

And the winner is...

Carrie: festa del Foreign Correspondents' Club of China. Il dress code qui obbedisce alle strette regole del: come-te-pare-se-credi-anche-da-Santa (Claus, non Caterina da Siena). Quindi Bree mette il broncio e dichiara che lei resta a casa (evvai), e io mi trovo di nuovo con il bicchiere in mano a tentare di darmi un contegno in mezzo a cento sconosciuti totali. In realtà non è difficile visto che bevono tutti come spugne. La fauna sembra dividersi fra giovani di belle speranze e vecchi leoni che ne hanno viste di ogni. C'è il solito mix geografico che va dal Nicaragua alla Finlandia. Da mangiare non c'è praticamente niente, e insomma, l'atmosfera è piuttosto goliardico-alcolica, sembra un bel gruppo di simpatici stracazzoni alcolizzati. Sto già pensando a quanto sono fortunata ad essere qui, quando Il Mito (Jonathan Watts, del Guardian), presidente dell'associazione, annuncia il video che il FCCC gira sui fatti salienti dell'anno appena trascorso. Un po' come alla cerimonia degli Oscar, insomma. Tutti i soci, a turno, danno un contributo per girarlo e montarlo, magari con materiale censurato o che non ha mai visto la luce sui rispettivi canali tv di riferimento. E partono delle immagini che io non avrei mai pensato di vedere a una festa. Il terremoto di Chengdu: soccorritori disperati, il cadavere di una bambina che sembra dormire col braccino ripiegato, due mani in mezzo alle macerie che reggono la foto di una ragazzina sorridente che non sorriderà mai più, una classe distrutta, i banchi allineati, né muri né tetto. E poi la rivolta in Tibt, il sangue, le cariche. Non riesco a non piangere, e non riesco a fermarmi neanche quando gli spezzoni diventano divertenti e surreali, tipo, reporter e cameraman fermati in malo modo da poliziotti. Lei gli urla contro "Questo è uno spazio pubblico, capisce? PUBBLICO" "Beh - le risponde in inglese il poliziotto - pubblico per lei vuol dire che chiunque può venire e fare quello che vuole? Pubblico vuol dire che uno può arrivare qui e fare sesso con lei?"O un fantastico reportage con il giornalista impantanato fino alle ginocchia in una distesa di alghe melmose. Peccato che è dove dovrebbero svolgersi le gare olimpiche di vela. Gran finale con varie gaffes olimpiche, in primis la piccina fotogenica che canta in playback. Applausi e brindisi commossi. Parte la band cubana, si balla, si scherza. Mi ricompongo in qualche modo. Non so, è chiaro che tutti i presenti qui sono uniti da questo. Tutti tranne me, as usual. Già mi sento il "te l'avevo detto" di Bree.

mercoledì 3 dicembre 2008

Dilemmi natalizi.

Gran ballo di gala con dress code in lungo? O festa del Foreign Correspondents' Club con dress code inesistente? Nobile e paludata occasione per mettere il capetto con strascico che da anni langue nell'armadio o banda cubana che suona e canta "I wish you a commie xmas"? Italia nostra o resto del mondo? Bree o Carrie? 
Signora mia, son problemi veri questi, altro che Lehman Brothers. Il 7 vi dico chi ha vinto.

mercoledì 12 novembre 2008

Crisi d'identità.

Qui gli inviti si spediscono, via posta o via mail, anche per una semplice cena. E sono piuttosto formali, esattamente quelli che leggevo in facsimile in fondo a Donna Letizia e ai vari galatei che collezionavo pensando che buffissimi, guarda te se nella vita reale la gente scrive così.
Bene, qui nella vita irreale, la gente non solo scrive così ma va ben oltre. Esempio:
Il primo tesoriere della seconda legazione della terza ambasciata e la signora Everardo Mazzanti hanno l'onore d'invitare....
Tradotto: Io, io io io e poi mia moglie che conta solo in quanto mia e moglie, mica avrà diritto non dico a un titolo ma nemmeno al suo nome, non sia mai che possa solo per un attimo distogliere l'attenzione dalla mia persona. 
Grrrrrr! Scusate lo sbocco di femminismo, ora torno a studiare "Social manners in Washintong" così imparo a lobotomizzarmi con grazia e decoro. 

martedì 11 novembre 2008

Lavori in corso.

Avviso ai naviganti, niente post per un po': domenica, festa di compleanno a tema pirati. Non la mia, scemi. Io sono solo l'idiota che ha lanciato l'idea, per le belve of course, e che sta passando serate a disegnare inviti, mappe, teschi ecc. 
Bree è entusiasta, da dieci giorni sta cercando palloncini neri coi teschi. A Pechino, voi capite. Non sa cosa la aspetta. I compagni di scuola della belva, nonché prossimi invitati, sono un cocktail linguistico-etnico che al confronto le vecchie foto di Toscani sono only wasp. Prima che parta il coretto su vide o' munno quant'è bello, vi rendo noto che oggi a scuola abbiamo portato la torta e cantato gli auguri alla bestiaccia. In inglese, certo. Poi in cinese e vabbé, siamo in Cina. Poi in malese. Poi in russo. Poi in japanese. Poi in vietnamita. Poi in hindi. Poi in qwertyxzk. Cominciavo a guardare l'orologio di nascosto, mentre l'ennesimo cucciolo si alzava e cantava il "suo" buon compleanno. Alla fine ho guardato speranzosa il piccolo Aidan, che con un nome così e quei capelli rosso carota non poteva che venire dritto dritto da Dublino. Isole Figi, sul serio. 
Naturalmente nessuno dei pargoli parla veramente inglese. Sarà un massacro. Forse potrei lasciargli direttamente la casa e chiedere asilo politico in ambasciata.