domenica 8 novembre 2009

Un altro pianeta.


Il metrò di Marte, pardon, Tokio è un'ulteriore prova del fatto che sono alieni.


Questo è il piano tariffario. Poi non lamentatevi della dichiarazione dei redditi.


E' pieno dei divieti più strani. Come, ad esempio, truccarsi in pubblico ("ma agente, la prego non mi stavo truccando, solo incipriando il naso!"


Quest'altro cartello indica una carrozza che, nelle ore di punta, è riservata alle donne. Pare che nella folla mattutina le manomorte abbondino... forse sono un po' più umani del previsto, dopotutto.


sabato 7 novembre 2009

Tangokiller.

Beh, lo so che non è proprio la prima cosa che verrebbe in mente da dire su Tokio. Ma insomma, due mesi fa a Pechino in milonga c'era questo Hiro, avevo detto che forse dico forse una scappata l'avrei fatta, lui mi aveva dato l'email e poi via, ormai lo sapete che ho una piccola dipendenza (vedi post febbraio 09).
In breve, sono le nove meno cinque della mia prima sera a Tokio e ho appuntamento con uno sconosciuto totale che mi deve portare in un luogo altrettanto sconosciuto. Per giunta il mio telefono non funziona qui in Giappone, dunque sola davanti all'ignoto. Sarà che ho dormito tre ore e son stanchissima, ma un po' fuori tempo massimo mi vengono in mente dubbi postumi sull'opportunità di tutto questo. Voglio dire, Hiro-san potrebbe tranquillamente essere uno di quei serial killer tutti gentili che ti fanno a fette con un coltello da sushi e ti distribuiscono fra vari cassonetti dopo aver mangiato il tuo fegato o chessòio. Cerco nervosamente delle scuse da propinargli appena arriva, ma non mi viene in mente niente di plausibile a parte crisi epilettiche tarocche e altre cose disdicevoli. Così, quando il compitissimo Hiro si appalesa nella hall, finisco per scoppiare in una risata isterica che non sfigurerebbe in un film di Dario Argento. Lo abbraccio calorosamente come se fossimo ex compagni d'arme (il coltello, ca**o, tastagli la giacca, cerca il coltello!). Per fortuna sembra abbastanza brasato anche lui, appena tornato da Milano e Bologna, pensa tu, e non sembra notare i miei comportamenti psicotici.
La milonga è vicinissima, si rivela un posto delizioso pieno di gente. Pieno di gente brava, per l'esattezza. Altro che Pechino, il confronto è impietoso. Si sa, i giapponesi quando fan qualcosa la fanno fino all'estremo. Hiro per fortuna si rivela quello che la mia amica Cate definirebbe "un tesorino": mi presenta a diversi signori (continua a dire che sono francese, ma vabbè), mi offre da bere, si preoccupa di trovarmi un posto a sedere. Insomma, per ora tutto bene. Balliamo e riesco persino a far passare la mia postura da terrorizzato stoccafisso pre-sushi per timidezza iniziale. Incredibilmente mi invita un sacco di gente, e così la serata decolla. Forse l'abbraccio dei jap è un po' lasco, manca di convinzione, un po' come se tenessero in mano una preziosa tazza da tè, non una donna, ma insomma non si può aver tutto.
Per lo meno sarò morta contenta, penso quando imbocchiamo l'uscita. E invece no, Hiro mi riaccompagna in taxi fino all'albergo e mi lascia scendere!
-Where's the knife? Mi scappa detto.
-The knife? - appare costernato.
-Er... you know, I actually love knives. Where do you think I can buy a good one, a... ceramic one?
-Ahhh! - Si illumina lui - you can go in Kappabashi-dori!

Mentre risalgo sull'ascensore vedo Bree nello specchio che mi guarda sardonica:
- E ringraziami, che ti ho salvato la faccia con il coltello di ceramica. Ma quanto sei idiota?

Già, quanto.

venerdì 6 novembre 2009

La casalinga di Tokio

Non mi sembra vero: sono a Tokio per cinque giorni e finalmente posso ripostare sul sol dell'avvenir. Avrei tante cose da dirvi, ma sono così felicemente instupidita che non ci riesco. A prestissimo!

sabato 5 settembre 2009

Metafisica dei tubi.

Sono le nove di sera in cucina, sto preparando litri di brodo in quantità industriale (è ovviamente la mia parte Bree che ha preso le redini). Vedo dell'acqua a terra, penso di aver versato qualcosa, ma scende dal soffitto. Chiamo il management, che mi manda su un omino in tuta rossa con scala. In perfetto stile Brazil, incomincia a scardinarmi il soffitto: è il tubo dell'aria condizionata che è andato. Parte una spiega di cui ovviamente non capisco niente, urge nuova telefonata al management, che mandino su anche qualcuno che parli inglese, please. E il secondo omino arriva puntuale, questa volta un colletto bianco azzimatissimo, con cravatta.
Which country are you from? - chiede
Wo shì I da lì ren - rispondo, rassegnata all'ennesimo confronto calcistico su Roberto Baggio che seguirà inevitabile. (Nota: per i cinesi Baggio è molto, molto più di Maradona, Pelè o Beckham)
-Ah! Antonioni!
Strabuzzo gli occhi, non immaginavo tali raffinatezze calcistiche.
-Fellini, Antonioni, so beautiful!- continua l'omino. Sono basìta.
-Have you seen "Deserto rosso"? - continua l'alieno.
Finisce che se ne va tutto contento, con una copia del documentario di Antonioni sulla Cina in prestito. Ancora non riesco a credere che sia successo.

lunedì 31 agosto 2009

Dubbio postumo bis.

Ho scoperto che E' VIETATO ANDARE IN BICICLETTA NEI PARCHI! La prossima volta mi compro un SUV, giuro. Ma si può? Evidentemente un uso non puramente utilitaristico della bici è considerato un crimine contro il comunismo. Marx che ne dice? Qualcuno l'ha letto? Pedalare nel verde è l'oppio dei popoli?

Dubbio postumo.

Ehm, forse non è stata un'ideona, la bici. Stanno risistemando tutte le strade qua intorno per via della grande parata del 1°Ottobre. Ma non avevano già rifatto tutto per le Olimpiadi? Ho cercato di percorrere Guanghua Lu e sembrava Apocalipse Now.

mercoledì 26 agosto 2009

Ich bin ein Beijinger.

Visto che ormai sono una vera pechinese, ho deciso di migliorare la qualità della vita, o di chiuderla del tutto vedremo. E' che sto sviluppando una feroce intolleranza all'uso dei taxi, la macchina qui è un affare complesso e quindi rimangono le due ruote. Ora, cosa c'è di meglio che andare in bici a Pechino, direbbe il romantico, giusto un attimo prima di essere stirato sulle strisce pedonali da un camioncino in contromano. Perché qui il traffico è, come dire, anarchico. In città vengono immatricolate 1000 auto al giorno, le sei enormi circonvallazioni che circondano Pechino e sono le principali vie di scorrimento sono intasate di macchine dalla mattina alla sera, e le pur onnipresenti corsie riservate alle bici sono spesso e volentieri preda di sidecar impazziti, camioncini stracarichi, pulmann turistici ecc.
Ah, e la svolta a destra è sempre consentita, che il semaforo sia rosso oppure no.
Ma insomma, ormai ho deciso, e quindi entro impavida nel fantastico negozio di biciclette "Giant", rinomata marca taiwanese. Qui la scelta è davvero ampia: mountain bike, city bike, olandesi, in alluminio, in acciaio, elettriche... Naturalmente la vostra eroina non è in grado di percepire la minima differenza e, come nelle più trite barzellette maschiliste da Settimana Enigmistica, riesce solo a pensare quale colore si adatterà meglio a tutte le sue scarpe.
Ne esco orgogliosa proprietaria di una splendida bici grigia che mi è costata un terzo di quanto ho speso per il lucchetto. Vedremo quanto dura, o quanto duro io, dipende.