venerdì 5 giugno 2009

Liberi tutti.

Volevo rispondere a un'osservazione nell'ultimo post, poi mi sono messa a riflettere perché in effetti la questione è complessa ed è in parte una risposta a cosa ci trovo di affascinante nello stare a Pechino. E' paradossale, visto che si parla di un regime, ma il senso di libertà che respiro qui è incredibile. In parte perché sono fuori ruolo io, in vacanza da me medesima, per così dire. Certamente lo status da expat ti colloca poi in una zona franca nella quale puoi assumere identità nuove e diverse da tutto quello che eri in patria (Bree ne ha approfittato biecamente, per dire). Ma soprattutto questo straordinario frullato di stili, usi, costumi e persone che è diventata la Pechino di oggi, e la sua rapidissima esposizione al mondo esterno, hanno reso tutti piuttosto imperturbabili a qualunque tipo di eccentricità, comportamentale e di abbigliamento. Qui è facile vedere dentro una banca signori in pigiama e impeccabili gessati da City di Londra. Nei limiti (pesanti, per carità), che conosciamo, puoi fare quello che vuoi, they really don't care. Non sarà un paese libero, ma di certo è molto liberatorio.

5 commenti:

Esmé ha detto...

Ebbi la stessa sensazione a Londra, agli inizi degli anni '80. Quando andai alla posta e allo sportello c'era un tizio con una cresta verde ramarro alta 30 cm, accanto a una collega sessantenne con collanina di perle e spilla sul bavero. Li vidi poi al bar accanto, pranzare assieme. Qua, era impensabile.

Belphagor ha detto...

Mi piace l' idea del vivi e lascia vivere, anche se sono abbastanza convinto che momenti di "estremismo estetico" (per esempio anche in relazione al movimento punk inglese di fine 70) siano spesso in relazioni a crisi profonde di un sistema o di un paese. Crisi che magari poi culminano anche in un miglioramento eh!

Ukiyoe ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniela ha detto...

...ma 'sta cosa delle gente in pigiama in giro per il mondo! Anche qua in USA mi e' capitato piu' di una volta di incrociare qualcuno in questa mise per strada o nei negozi. Addirittura una sera il marito di una mia conoscente, sulla sessantina, e' venuto coi pantaloni del pigiama ad una festicciola a casa mia, e non si trattava di un pigiama-party :-D
Ora, lo so che io vengo da Treviso, ovvero rappresento l'essenza del provincialismo, ma perdio! E' ufficialmente, universalmente noto che il pigiama e' indumento destinato al comodo riposo in ambito domestico. Possiamo lasciarlo dove gli compete? ;-)
(per la cronaca sto scherzando: sono ben altre le cose che mi infastidiscono davvero)

LaStè ha detto...

Dani,
stai tranquilla, almeno a Shanghai in occasione della prossima Expo le autorità cittadine hanno lanciato una campagna di rieducazione popolare per eliminare i pigiami dalle strade.
Come diceva il mio collega trevigiano dopo l'editto che vietava di usare gli avvisatori acustici "dio grassie, ghe gà cavà el clacson!"