mercoledì 20 gennaio 2010

Andiam, andiam, andiamo a traslocar...

Attenzione: questo post contiene espressioni politicamente scorrette.

C'era una volta un trasloco... -Un trasloco! - direte voi bimbi spaventati- una delle tre cause di stress peggiori al mondo dopo un lutto e insieme ad un divorzio!
Peggio ancora, carini, (voce cavernosa) qui si parla di trasloco cinese, of course!

L'idea è che vi arrivi in casa il maggior numero possibile di omini (nel mio caso 7), che tutti in tondo comincino a girare su se stessi e terminino il giro guardandovi inerti. Voi guardate loro, poi il pacco di cartoni a terra, poi ancora loro, chiedendovi se dovete pronunciare qualche formula magica tipo ready, steady, go! Passano così lunghi minuti silenziosi che nemmeno in un western di Sergio Leone. Naturalmente nessuno dei sette nani parla inglese, chevvelodicoaffà. Alla fine telefonate all'agente immobiliare che vi ha mandato il plotone, e magicamente il gruppo si mette in moto.

Ora uno penserà "con sette traslocatori è una favola, finirà tutto in un'oretta". No.
Il concetto è molto simile alle peggiori barzellette su carabinieri, avvocati ecc, quelle tipo: "Quanti gay ci vogliono per svitare una lampadina? Nove, uno per farlo e gli altri per gridare favoloso!"
Ecco, qui è uguale. Quanti traslocatori servono per aprire un cartone e riempirlo? Tutti: uno apre il cartone, un altro gli porge le forbici e il resto della truppa tutto intorno a guardare l'operazione. Purtroppo il mio cinese non è sufficiente per articolare che:

a- Non è un trapianto a cuore aperto, e persino il compianto dott. Barnard si sarebbe accontentato di meno gente intorno.
b- Ci sono altre tre stanze più cucina da svuotare, imballare e inscatolare.
c- Con questo ritmo si finirà per l'Anno del Dragone.

Quindi cerco di staccare almeno brontolo e pisolo per trascinarli di là, ma ogni tentativo è vano: appena lontani dai fratellini, i traslocatori si bloccano come se gli avessero tolto le pile dal torace. Proprio non ce la fanno.

Piano B: ovvero Biancaneve a imballare in una stanza e i sette nani nell'altra. Ma nemmeno questo è possibile, "imballaggio" in cinese dev'essere come "restauro": termine sconosciuto. Si piglia la roba e la si sbatte nello scatolone, no?
NO. Maledizione, dovevo capirlo dal fatto che mi ero preoccupata io di trovare la carta a bolli...
Insomma, dopo sole dieci ore il trasloco è compiuto... da Tower 3 a Tower 2, che vi credete. Pensate a dover andare in un altro castello, attraversando la nera foresta di auto di Pechino... brrr, altro che fratelli Grimm!

8 commenti:

dede ha detto...

va bene che non sapessero l'inglese, ma almeno fischiettavano?

Mav ha detto...

No, muti come pesci.

Esmé ha detto...

Sei tu che non hai ancora capito che i cinesi son tanti e quindi ti lasci impressionare. Sette cinesi probabilmente fanno un bergamasco. Oddìo, anche il bergamasco non è che si esprima in modo intelligibile, in effetti.

Gao ha detto...

che ridere! beh, insomma a leggerlo ... mi sa che tu il lato comico sul momento non e' che lo vedessi troppo. ;-)

Anna Maria ha detto...

. Pezzo che vedrei bene al Sigurd Letterman Show. :)))

Mav ha detto...

@Esmé: pota!
@Gao: sto ancora smaltendo le scorie post trasloco...
@AnnaMaria: E' che un po' (molto) mi vergogno a metter le vite mie proprio in piazza... poi forse ho trovato qualcosa di meglio/peggio, se riesco a linkarlo!

akamota ha detto...

Kissà se lo vedesse un autore di Barbareski...credo lo copierebbe !

LaStè ha detto...

..grazie 1000!!
Ora posso linkare direttamente questo post ogni volta che mi viene posta la domanda "come lavorano i cinesi?".